Bright Festival: Luciano Tovoli su luce e cinema

Sabato 23 febbraio 2019 il direttore della fotografia Luciano Tovoli ha tenuto a Firenze una masterclass nell’ambito del Bright Festival. Di seguito il resoconto dell’evento.

Il Bright Festival – la prima manifestazione a Firenze dedicata ad arti digitali, lighting design e musica elettronica – ha ospitato il direttore della fotografia Luciano Tovoli per indagare la luce come elemento di studio e come forma d’arte. In particolare, l’incontro verteva sui temi della luce e dei colori in ambito cinematografico.

Attraverso la proiezione di parti di alcuni dei suoi lavori, Tovoli ha analizzato le tecniche utilizzate al fianco di registi come Michelangelo Antonioni, Dario Argento, Jaques Perrin, Francis Veber, Julie Taymor. All’intervento è seguita la presentazione del libro dedicato alla realizzazione di Suspiria (1977).

“La luce e il cinema”: una masterclass d’autore alla Leopolda di Firenze.

Luciano Tovoli ha ripercorso la sua carriera di autore della cinematografia, sottolineando l’interesse per la fotografia e la pittura e raccontando il rapporto con i registi e gli attori con cui ha lavorato. Tovoli ha anche sviluppato una riflessione sulle nuove tecnologie digitali, mettendole in relazione alle tecniche analogiche e elettroniche da lui precedentemente utilizzate.

Tovoli ha iniziato con la macchina fotografica a Massa Marittima, dove è nato, entrando poi a far parte di un gruppo di fotografi dilettanti di Piombino. Il suo amore per la fotografia è nato grazie alle fotografie di Henri Cartier-Bresson, il quale, pur essendo un reporter di pace, applicava le leggi della pittura al mezzo meccanico, e le persone da lui fotografate sembravano come inserite in prospettive e linee geometriche. Tramite la fotografia, Tovoli ha poi scoperto la professione del direttore della fotografia e si è spostato a Roma per iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia. Tra le amicizie internazionali nate in quel periodo, Tovoli ha ricordato quelle con il DOP cubano Néstor Almendros (futuro premio Oscar per la fotografia de I giorni del cielo di Terrence Malick) e con gli scrittori Gabriel Garcia Marquez e Manuel Puig.

Entrando più specificatamente nell’ambito cinematografico, l’autore della fotografia toscano ha tracciato una distinzione tra i racconti di cronaca (tra cui Diario di un maestro, Chung Kuo – Cina e Oceans) e i film di finzione a cui ha lavorato. Nel caso della cronaca bisogna filmare la realtà così com’è, senza necessariamente fare un uso particolare della luce. Se, invece, si vuole sviluppare un racconto cinematografico, occorre modificare la realtà, anche e soprattutto attraverso i colori. Tovoli infatti ha sempre pensato alla luce, ai colori e agli ambienti da illuminare come qualcosa di essenziale dal punto di vista espressivo; il colore deve avere un significato drammaturgico, e ogni genere cinematografico necessita di un tipo di luce diverso.

Luciano Tovoli e Michelangelo Antonioni

Insieme a Michelangelo Antonioni, come Sancho Panza insieme a Don Chisciotte, anticiparono le nuove tecnologie già nel 1979 con il film Il mistero di Oberwald. Con la pellicola era più complesso modificare il colore, e il risultato era sempre insoddisfacente, mentre con le nuove tecnologie (all’epoca solo elettroniche e a bassa definizione) si poteva invece sperimentare una maggiore manipolazione dei colori. Il digitale e l’alta definizione di oggi permettono sì di documentare tutto, anche cose che prima non era possibile filmare per la poca sensibilità dell’obiettivo, ma contemporaneamente ci illudono di poter fare cinema con una videocamera qualsiasi, mentre al massimo è possibile fare cronaca televisiva.

Oltre alle contraddizioni del digitale e al ritorno alla pellicola, Luciano Tovoli ha parlato anche dell’uso odierno del bianco e nero. Il bianco e nero oggi non funziona più soprattutto per colpa della televisione, che ha imposto il colore attraverso la pubblicità. Ormai è passata l’idea che il bianco e nero sia triste, sorpassato, e viene utilizzato soltanto da registi coraggiosi, come Alfonso Cuarón. Tovoli ha anche affermato però che un film in bianco e nero, per essere tale, deve essere in bianco e nero fin dalla pellicola, non girato a colori e poi convertito in postproduzione.

Nel corso della masterclass sono state proiettate le prime scene dei film La cena dei cretini e Titus, di cui Tovoli ha ricordato le difficoltà di realizzazione dovute soprattutto ai cambiamenti repentini della luce naturale. A proposito delle difficoltà sui vari set e il rapporto con gli attori, Tovoli ha svelato la pacatezza di Jeremy Irons e l’impazienza di Anthony Hopkins. Ricordando anche la sua esperienza di italiano a Hollywood, ha più volte sottolineato che il suo è un lavoro di gruppo anziché individuale, riconoscendo il contributo importantissimo dei tecnici, macchinisti e elettricisti, e dei pittori di scena, che ormai stanno scomparendo.

Suspiria e dintorni. Presentazione del libro intervista.

Nella seconda parte dell’incontro, il “pittore di luce” toscano ha presentato il libro Suspiria e dintorni. Conversazione con Luciano Tovoli. Il volume intervista, curato da Piercesare Stagni e Valentina Valente, ripercorre le tappe della realizzazione del film capolavoro, dai test effettuati per la fotografia fino ai processi di stampa, facendo rivivere ai lettori un’incredibile avventura estetica. Descrive in dettaglio il making di numerose sequenze, la relazione con il regista Dario Argento, approfondisce le premesse culturali e i riferimenti visivi dell’opera, racconta il contesto delle battaglie per l’innovazione delle tecniche fotografiche negli anni Settanta. Soprattutto, il libro rivela la passione di Luciano Tovoli per l’arte e la sua instancabile ricerca di un uso espressivo del colore nel cinema.

Luciano Tovoli sul set di Suspiria

Infatti, in Suspiria la fotografia costituisce un elemento quasi preponderante rispetto alla regia. Tovoli cercava di costruire un’atmosfera nella quale inserire gli attori, anziché un’illuminazione che li privilegiasse a scapito degli ambienti. I suoi riferimenti visivi erano Picasso, Braque, Kandinskij, Bacon, ma anche Caravaggio – senza il quale, come ha affermato lo stesso Tovoli, i DOP sarebbero rovinati – in vista di un uso davvero creativo della luce e del colore. D’altronde, come l’ospite ha ricordato più volte nel corso della masterclass, senza una concezione drammaturgica dei colori un film a colori non può esistere. Utilizzando la pellicola Kodak Eastmancolor, oltre alla tecnologia del Technicolor, Tovoli decise di amplificare ulteriormente la saturazione e la forza espressiva dei colori (prevalentemente il rosso, il blu e il verde) con dei velluti, attraverso cui filtrare il potente getto luminoso delle lampade Bruti. Il risultato lo conosciamo tutti e, a distanza di quarant’anni, conserva ancora il suo fascino e continua ad essere una grande fonte di ispirazione.

Suspiria e dintorni. Conversazione con Luciano Tovoli è una lettura interessante, accessibile anche ai non addetti ai lavori. La trovate anche su Amazon.

Precedente Oscar 2019: pronostici delle categorie tecniche Successivo La Casa di Jack - La recensione