Hostiles – La recensione

Film di apertura della Festa del Cinema di Roma 2017, Hostiles è un western certamente non rivoluzionario ma sicuramente ben realizzato.

Nel 1892, il capitano dell’esercito dell’Unione Joseph Blocker (Christian Bale) è costretto suo malgrado a scortare il capo Cheyenne Falco Giallo (Wes Studi) – detenuto con la famiglia per 7 anni e prossimo alla morte a causa di un cancro – verso il Montana, sua terra natia, dove ha espresso il desiderio di riposare in pace. Lungo la strada, la comitiva prende con sé anche Rosalie Quaid (Rosamund Pike), la cui famiglia è stata appena trucidata da un gruppo di Comanche.

Evitando la divisione manichea tra buoni e cattivi, il regista Scott Cooper porta in scena uomini dal passato segnato dalla crudeltà, lasciando aperta per loro una qualche possibilità di redenzione, offerta dalle circostanze.

In Hostiles si alternano infatti scene violente a momenti meditativi. L’interminabile e pericoloso viaggio intrapreso da Blocker, Falco Giallo, Rosalie e gli altri diventa un’occasione per fare delle considerazioni sulla propria vita e sulle ragioni della cattiveria e della morte. Il paesaggio riflette l’anima di chi lo abita: le terre percorse per raggiungere la destinazione finale sono dure, isolate, ostili, così come i protagonisti e le persone che questi incontrano. Tutti sono sia vittime che carnefici nel circolo vizioso dell’odio reciproco, dove un atto di violenza, sia esso giustificabile o insensato, è contemporaneamente causa e conseguenza di altrettante violenze.

I personaggi di questo film non sono più come quelli dei western di una volta, ma sono persone a tutto tondo, dinamiche e complesse, accomunate dagli stessi conflitti interiori e dall’istinto di sopravvivenza, al di là delle differenze individuali. Entrambi i protagonisti maschili sono dei sanguinari, noti per essere senza scrupoli, ed hanno dei buoni motivi per odiarsi a vicenda. Invece, il personaggio di Rosamund Pike rappresenta l’ago della bilancia, ponendosi a metà tra gli altri due grazie ad una profonda fede. Anche i personaggi secondari hanno un vissuto diverso, che conosciamo progressivamente.

La sceneggiatura, firmata da Scott Cooper stesso, è verbosa ma non eccessivamente ripetitiva. La tensione è mantenuta alta per tutto il film, anche nei momenti di riflessione, e il tono drammatico è gestito bene. L’idea del regista di utilizzare il western per fare un film esistenziale e contemplativo non può non far venire in mente L’assassino di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, per alcuni aspetti simile. Non potevano mancare ovviamente neanche i riferimenti ai classici del genere, in particolare ai film di John Ford, omaggiato attraverso alcune inquadrature. La cinepresa assume punti di vista interessanti seppur non troppo evidenti, con l’aiuto del montaggio ricco di stacchi repentini e dissolvenze.

Ottima la fotografia, caratterizzata da un buon uso delle luce naturale sia nelle scene ambientate di giorno, sia in quelle notturne.

La musica di Max Richter enfatizza le scene di maggiore drammaticità. Gli attori sono tutti ispirati ma, se l’interpretazione di Rosamund Pike, per esigenza di copione, risulta a tratti un po’ caricata – pur non sfociando nel melodrammatico -, Christian Bale esterna i suoi sentimenti in modo molto più sommesso.

Hostiles è un western intimista, sui conflitti dell’uomo con se stesso e con l’altro, dove azione e riflessione si alternano continuamente. Il film di Scott Cooper non è esente da qualche forzatura ma, essendo molto coinvolgente, queste ultime passano in secondo piano.

Precedente Le immagini di Call Me by Your Name con le parole di André Aciman Successivo Martin McDonagh: un'analisi approfondita dei suoi film 

Un commento su “Hostiles – La recensione

  1. Pingback: 25 indiscrete domande cinematografiche | Cinema, mon amour!

I commenti sono chiusi.