Jackie – La recensione


2016 - 2019, Recensioni / giovedì, Febbraio 16th, 2017

Il nuovo film del regista cileno Pablo Larraín (No – I giorni dell’arcobaleno, Neruda) è stato presentato a Venezia ed ha vinto il premio per la Migliore sceneggiatura. Il film sarà presente anche alla notte degli Oscar, nelle categorie Miglior attrice protagonista, Miglior colonna sonora e Migliori costumi.

Jackie è un film biografico che si sofferma su soli quattro giorni (quelli della morte di JFK a Dallas e dei suoi funerali a Washington), in cui viene messa in scena la reazione pubblica e privata di Jacqueline Kennedy.

Il film si apre con l’intervista di un giornalista di Life a Jackie subito dopo l’assassinio e il funerale di suo marito, il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Alle domande del giornalista si alternano i ricordi di Jackie dei giorni passati. Gli eventi non sono narrati in modo lineare ma secondo dei nessi concettuali.

Durante l’intervista, Jackie incalza spesso il giornalista, “bacchettandolo” su cosa dovrà scrivere e su cosa invece dovrà omettere.

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Si capisce fin dall’inizio del film che Jackie è molto attenta alla forma: ristruttura la Casa Bianca e invita la televisione a fare un tour per mostrarla a tutti gli americani; è fiera nel portamento e misurata nei gesti. La sua ossessione per le apparenze si vede anche nel momento dell’attentato, in particolare nel gesto disperato di tenere insieme i pezzi di cervello del marito, schizzati su tutto il cofano della macchina. jackiemacchina.gif

Chiaramente, anche nell’organizzare la cerimonia funebre del Presidente tutto deve essere perfetto; Jackie vuole rendere giustizia a suo marito organizzandogli un funerale maestoso, come era stato fatto per Lincoln. Ma ecco che viene accusata dall’entourage del nuovo Presidente Lyndon Johnson di voler mitizzare il marito e sfruttare il dolore dei figli per intenerire il mondo. In realtà, alla fine del film capiamo che Jackie ha voluto curare tutto nei minimi dettagli per se stessa, per non lasciarsi prendere dallo sconforto. Anche la decisione di rilasciare un’intervista e controllarla in ogni singola battuta è un atto d’amore verso il padre dei suoi figli, che deve essere ricordato da tutti gli americani in modo dignitoso.

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Anche se la storia è classica e può sembrare scontata, la cosa che la rende interessante è la volontà di mostrare la complessità del personaggio di Jackie, caratterizzato da due lati: uno più umano, l’altro più pragmatico e calcolatore. Ma la vera drammaticità sta nel fatto che la ex First Lady sembra non distinguere più il piano della propria rappresentazione mediatica da quello dell’evento reale. In Jackie, realtà e finzione si confondono. Questo è sottolineato anche da alcune frasi della stessa protagonista in più parti del film, come “a tutti piace vivere nelle favole” oppure “penso che i personaggi di cui leggiamo sui libri finiscono per essere più reali delle persone che ci stanno accanto”.

Natalie Portman riesce a interpretare una Jackie nevrotica che deve prendere decisioni velocemente, pur essendo afflitta dal dolore. Sul volto dell’attrice si alternano disperazione, rabbia, determinazione e fierezza. La sua nomination agli Oscar per miglior attrice protagonista è meritata.jackieprimopiano.gif

Un altro aspetto che rende Jackie un bel film è lo stile di ripresa del regista Pablo Larraín.

A livello stilistico, Larraín utilizza tecniche di ripresa classiche, come il campo/contro-campo e la macchina da presa fissa nell’intervista, oppure i ripetuti primi piani opprimenti di Natalie Portman per enfatizzare le scene drammatiche, ma anche tecniche moderne, da cinema d’autore. Ad esempio, una caratteristica ricorrente del cinema di Larraín è la tecnica documentaristica per rendere tutto più realistico: il regista cileno utilizza spesso la camera a spalla per dare l’idea di presa diretta, ma anche carrelli, zoom, inquadrature dal basso, di spalle e frontali.

Il realismo della pellicola è rappresentata anche dalla fotografia di Stephane Fontaine; il film sembra girato all’epoca dei fatti (anni Sessanta) e sia negli interni, sia negli esterni, non si capisce da dove provenga la luce. Bellissimi i colori della sequenza sulla spiaggia.

La colonna sonora di Mica Levi è quasi da film thriller. I momenti drammatici sono sottolineati da gli archi che producono un suono angosciante, mentre la raffinatezza di Jackie è rappresentata da gli strumenti a fiato.

I costumi di Madeline Fontaine risaltano agli occhi soprattutto nelle prime scene del film, quando ancora la tragedia non si è consumata. I tailleur rosso e rosa sono molto accesi e brillano di luce propria. Durante il lutto il colore dominante è invece il nero, dunque i vestiti, pur essendo molto eleganti, perdono un po’ il loro essere “vivi”.

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In conclusione, un film biografico non troppo convenzionale, che lascia il segno soprattutto per la regia di Larraín e l’interpretazione di Natalie Portman.


 

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