La Natura nel Cinema

Sono molti i film in cui la Natura è una sorta di coprotagonista, o comunque gioca un ruolo importante, sia da un punto di vista narrativo che visivo. Nello specifico, ho scelto quattro esempi cinematografici dove la Natura è materialmente e simbolicamente presente.

Nel film La sottile linea rossa (1998) di Terrence Malick l’ambientazione non è soltanto un luogo fisico determinato, ma anche e soprattutto una metafora della natura stessa e della vita allo stato primitivo.

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Ambientato durante il secondo conflitto mondiale, La sottile linea rossa racconta la guerra in un’isola del Pacifico dal punto di vista degli uomini costretti a combatterla.

Le inquadrature, i movimenti di camera e i suoni sono scelti da Malick in modo da far risaltare l’ambiente e far sì che la violenza scatenata dalla battaglia si manifesti come uno sfregio scandaloso e insensato, suggerito anche dal monologo iniziale del soldato Witt:

“Cos’è questa guerra stipata nel cuore della natura? Perché la natura lotta contro se stessa? Perché la terra combatte contro il mare? C’è forza vendicativa nella natura.”

Nella scena sulla collina, l’altezza ribassata della camera esalta la vegetazione, poi la macchina da presa si alza solo per mostrare la bellezza di un paesaggio che sovrasta sempre gli uomini e che li proteggerebbe nel suo seno se non fossero anche soldati. Quando questi decidono di attaccare, la guerra appare intimamente estranea alla natura e a questa duramente contrapposta. In un film di guerra convenzionale, il campo sarebbe stato in ombra e la linea del sole non avrebbe scoperto i colori vivaci delle coltivazioni; sarebbe stata una natura complice e premonitrice dei destini dell’uomo, accompagnata magari da una musica drammatica, invece che dal vento e dal frusciare rassenerante dell’erba, come sentiamo all’inizio della scena.

Malick porta i suoi personaggi all’interno di una natura placida, dove la morte arriva d’improvviso, in forma di dolorosi squarci di rumore incastonati tra lunghe pause di silenzio.

La Natura viene rappresentata diversamente nei film 127 ore di Danny Boyle e Into the Wild di Sean Penn. Infatti, questa non è più placida come nel capolavoro di Malick, bensì selvaggia.

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Sia Aron Ralston (127 ore) che Christopher McCandless (Into the Wild) intraprendono un viaggio da soli nella natura estrema, rispettivamente nelle montagne americane dello Utah e in Alaska. Sia Aron che Christopher credono di conoscere la natura, di saperla interpretare e governare, ma questa è a volte maligna e cela dei pericoli; può mostrarsi ostile all’uomo. Infatti, la passione del trekking e della roccia madre gioca ad Aron un brutto scherzo quando un masso gli cade addosso impedendogli di liberarsi da esso; Christopher invece, trova la morte a causa di qualche radice velenosa. Quello che differenzia le due storie, per altro vere, in realtà è molto evidente: Aron ha potuto scegliere tra il lasciarsi morire o il continuare a vivere – pur dovendo prendere la drammatica decisione di mutilarsi il braccio – mentre Christopher non ha avuto alcuna possibilità di cambiare la sua triste sorte.

Sebbene non si parli propriamente di natura maligna, in entrambi i film la natura viene dipinta come ostile all’uomo; la sua vastità e complessità spesso nasconde delle insidie (il crollo di un masso per Aron Ralston, le radici velenose per Christopher McCandless) che per il genere umano possono rivelarsi fatali. Tuttavia, in Into the Wild viene sottolineato come la natura selvaggia ed estrema sia in grado di trasmettere all’uomo un senso di pace e di tranquillità interiore, che si può raggiungere soltanto rifuggendo dalla società capitalista. Questa concezione della natura si ispira a quella dei poeti romantici inglesi, che spesso si autoimponevano l’esilio e si rifugiavano negli ambienti naturali per meglio comporre le loro poesie.

Di Natura benigna e maligna si parla invece esplicitamente nel film italiano Il giovane favoloso di Mario Martone. La pellicola ripercorre la vita di Giacomo Leopardi dal punto di vista delle sue stesse opere. In questo caso non entriamo a contatto con una natura fisica come negli altri film, ma ci viene presentata sotto forma di concetto, attraverso i versi del poeta marchigiano.

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Il tema della Natura nell’opera leopardiana si è modificato nel corso degli anni: inizialmente la Natura è benigna, come capiamo bene dall’Infinito, dove proprio la siepe che ostacola la vista del poeta gli permette allo stesso tempo di immaginare cosa ci sia oltre. Poi, in A Silvia e nell’Ultimo canto di Saffo, la Natura diventa matrigna poiché priva Silvia della vita e Saffo della bellezza. Leopardi arriva infine a concepire la Natura come indifferente nel famoso Dialogo di un islandese con la Natura, contenuto nelle Operette Morali. L’Islandese accusa la Natura di essere la causa di tutte le sue sofferenze ma essa – rappresentata nel film come una statua gigante con le fattezze della madre del poeta – risponde che il destino degli uomini non le interessa: il suo unico fine è infatti il ciclo continuo di vita e di morte, ovvero svolgere incessante e noncurante il suo compito di prosecuzione della specie e di conservazione del mondo.


E a voi quali altre rappresentazioni filmiche della Natura vengono in mente?

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Un commento su “La Natura nel Cinema

  1. Malick è un grande illustratore di paesaggi e oltre a La sottile linea rossa un altro film che mostra una natura straordinariamente bella e significante, che mi è venuto subito in mente, è il suo I giorni del cielo… bell’articolo!

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