Rocketman – La recensione

Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, Rocketman si inserisce sulla stessa linea di Bohemian Rhapsody, ma cercando di alzare l’asticella.

Il film di Dexter Fletcher racconta i primi 40 anni di vita di Elton John, da quando era un bambino di nome Reginald Dwight, passando per la trasformazione in Elton John, fino all’entrata in rehab.

A differenza di Bohemian Rhapsody, il film su Elton John gioca la carta del fantastico per aggiungere quel pizzico in più di rielaborazione, magia e colore alla storia già di per sé sopra le righe – anche se non priva di momenti bui – del baronetto.

Infatti, Rocketman è innanzitutto un’opera rock, un musical onirico ed eccentrico nello stile di Across the Universe, cucito intorno ai successi dell’artista riarrangiati per l’occasione in una nuova veste.

Le canzoni sono perfettamente integrate nella narrazione e sottolineano le situazioni in cui si trovano i personaggi o le loro emozioni, come aveva fatto Mamma mia! con le hit degli ABBA.

La scelta di interpretare il significato delle canzoni anziché proporre la loro semplice riproduzione dà a Rocketman un’identità chiara, definita. Alla riuscita del film ha contribuito il talento vocale e il carisma di Taron Egerton, affiancato da Jamie Bell e Richard Madden, tutti valorizzati dai costumi e dal trucco.

Dexter Fletcher racconta gli eccessi e le mancanze del protagonista con schiettezza, facendone un ritratto leggero piuttosto che profondo ma senza stonare dall’atmosfera generale del film. Se amate i musical e le canzoni di Elton John, Rocketman non deluderà le vostre aspettative.

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