Venezia 75: A Star is Born – La recensione

Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2018, A Star is Born segna il debutto alla regia di Bradley Cooper e quello di Lady Gaga come attrice protragonista sul grande schermo.

Terzo rifacimento di È nata una stella, il film racconta la tormentata storia d’amore tra il musicista di successo Jackson Maine (Bradley Cooper) e l’aspirante cantante Ally (Lady Gaga).

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La prima parte del film è trascinante e scivola via che è una meraviglia. I momenti musicali – rigorosamente eseguiti dal vivo, su volere di Gaga – sono una gioia per le orecchie e per gli occhi, e sembrano girati come dei veri e propri concerti anche grazie alla bella fotografia di Matthew Libatique (già DoP de Il cigno nero) e al montaggio. Il sonoro è di ottimo livello, le canzoni sono state scritte dai due protagonisti in collaborazione con altri artisti. È praticamente sicura la candidatura agli Oscar come miglior canzone originale per Shallow (firmata da Lady Gaga e Mark Ronson). La storia d’amore tra il musicista di successo tormentato Jackson e la talentuosa ma sconosciuta Ally è ormai un classico e, sebbene non sia esente da alcuni cliché, è comunque appassionante.

Insomma, l’intrattenimento e il sentimento ci sono, funzionano, ed è tutto ciò che si richiede da un film di questo genere. Però, dopo averci raccontato il raggiungimento del successo da parte della protagonista femminile, A Star is Born si focalizza troppo sul problema di alcolismo e tossicodipendenza di Jack, scadendo nel melodrammatico e avviandosi verso un finale piuttosto convenzionale. È un peccato che il film perda la sua leggerezza, anche se, trattandosi di un remake del remake del remake dell’originale, è chiaro che Cooper avesse pochi margini di libertà e si sia trovato praticamente costretto a restare fedele ai film precedenti. Un finale diverso non avrebbe però guastato.

Gli interpreti sono senza dubbio carismatici e credibili, l’uno come cantante, l’altra come attrice. Per le numerose analogie con il personaggio da lei interpretato, Lady Gaga risulta naturale e mai eccessiva. Inutile soffermarsi sulla sua voce; indipendentemente dai propri gusti musicali, è innegabile quanto sia potente. Dall’altro lato, Bradley Cooper è più volte sul filo del melodrammatico quando mostra i lati tormentati del suo personaggio, mentre è un piacione perfetto nei momenti più distesi del film. Il suo lavoro è in definitiva apprezzabile, soprattutto per la scelta di cantare dal vivo e perché è evidente quanto egli abbia preso a cuore il progetto. Infatti, tecnicamente, il suo è un film ben realizzato, e di questo bisogna rendergli merito.

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Tirando le somme, A Star is Born è una tradizionale storia di ascesa e discesa di due artisti, che conta dei momenti musicali coinvolgenti e due interpreti in sintonia; non è un capolavoro, ma comunque una buona opera prima per Bradley Cooper.

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