Venezia 75: At Eternity’s Gate – La recensione

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, At Eternity’s Gate di Julian Schnabel racconta gli ultimi, tormentati anni di vita di Vincent Van Gogh (Willem Dafoe), dal burrascoso rapporto con Paul Gauguin (Oscar Isaac) fino al colpo di pistola che gli ha tolto la vita a soli 37 anni.

In particolare, At Eternity’s Gate tenta di rappresentare ciò che accadeva dentro la testa del pittore olandese nel periodo della sua vita in cui la malattia mentale aveva preso il sopravvento; un periodo che è stato però, artisticamente parlando, estremamente proficuo.

At Eternity’s Gate è un film biografico non convenzionale che procede per suggestioni – sia visive che verbali – piuttosto che cronologicamente.

Il regista Julian Schnabel sottolinea ed esalta il delirio mentale del protagonista ricorrendo alla macchina a spalla oppure a inquadrature dal basso e opprimenti sul suo volto, così come a lenti incrinate e opache. Proprio queste scelte registiche ricercate appesantiscono la visione e risultano un po’ pretenziose, a maggior ragione perché accompagnate da musiche eseguite al pianoforte troppo enfatiche e ripetitive, che stonano con l’atmosfera generale del film. Invece, le parti più interessanti della pellicola, tutto sommato, sono quelle dialogate.

At Eternity’s Gate è sì infatti un film su Vincent Van Gogh, ma anche sull’essere Artista. I dialoghi tra i personaggi sono delle vere e proprie dissertazioni filosofiche sull’arte e sugli artisti; delle dichiarazioni d’intenti che saranno state sicuramente proprie del pittore olandese, ma che non è difficile capire che siano state abbracciate anche da Schnabel stesso, a sua volta pittore. A conferma di ciò, il regista belga indugia con la telecamera nel mostrare i momenti di creazione artistica, inquadrando ripetutamente la mano di Vincent nel momento in cui dipinge.

A livello attoriale, Willem Dafoe è un ispirato Van Gogh. Questa interpretazione, anche se non è la migliore della sua carriera, potrebbe dargli finalmente qualche soddisfazione sul fronte dei riconoscimenti. La vittoria della Coppa Volpi a Venezia è sicuramente di buon auspicio.

In conclusione, At Eternity’s Gate è un film che va visto lasciandosi trasportare dal flusso delle immagini e delle parole, senza aspettarsi il classico film biografico scandito dal passare del tempo.

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