Venezia 75: ROMA – La recensione

L’ultima opera di Alfonso Cuarón, Roma, è il film Netflix vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia.

Ambientato nel quartiere di Città del Messico che dà il titolo al film, Roma è un family drama in bianco e nero che racconta le vicende di una famiglia della media borghesia nei primi anni Settanta. Le domestiche Cleo e Adela, di discendenza mixteca, lavorano per la famiglia guidata da Sofia, che deve crescere i suoi figli da sola in seguito alla partenza del marito. Il tutto in un periodo di profondi cambiamenti politici e sociali.

Il regista messicano ha impiegato cinque anni per realizzare quest’opera dalla forte componente autobiografica: “il 90% delle scene di questo fim le ho prese dalla mia memoria. A volte direttamente, altre un po’ meno”, ha affermato Cuarón. Infatti, con Roma, il premio Oscar ha realizzato il suo film più intimo ed essenziale. In questo ha sicuramente contribuito la fotografia – curata dal regista stesso – caratterizzata da un bianco e nero purissimo, dal sapore retrò ma realizzato in digitale.

La macchina da presa cattura i frammenti di vita di Cleo e della “sua” famiglia, avvalendosi di lunghi piani sequenza e con una tecnica quasi documentaristica. La sceneggiatura è minimale, e spetta al pubblico interpretare le immagini, evocative e simboliche.

A un’ideale prima parte che potremmo definire spensierata, segue una seconda in cui il dramma – che in parte trova la causa nella repressione violenta degli studenti manifestanti nel cosiddetto Massacro del Corpus Christi (10 giugno 1971) – emerge in tutta la sua potenza. Ma anche di fronte alle disgrazie, le donne di questo film – uniche e vere protagoniste – riescono a reagire con grande forza, aiutandosi a vicenda. Il ritratto che Cuarón ha fatto delle donne della sua vita è sentito e privo di retorica, quasi commovente.

In definitiva, Roma è un film dalla bellezza straordinaria; uno dei migliori presentati alla 75. Mostra del Cinema di Venezia.

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