Venezia 75: Sunset – La recensione

In concorso a Venezia, il film ungherese Sunset (Napszállta) del premio Oscar László Nemes ha ricevuto un’accoglienza tiepida.

Anni Dieci, Budapest. La giovane Irisz Leiter arriva nella capitale ungherese inseguento il sogno di diventare modista nella cappelleria appartenuta ai suoi defunti genitori. Giunta al negozio, tuttavia, viene cacciata dal nuovo proprietario, Oszkár Brill, e apprende di avere un fratello mai conosciuto. La sua missione per trovare il fratello scomparso la porterà ad immergersi nel tumulto di una civiltà alla vigilia della propria rovina.

Sunset è un bel quadro in cui è difficile entrare; un affresco distaccato, algido, come la sua protagonista, la quale mantiene per tutto il film la stessa espressione catatonica, rendendo impossibile ogni tipo di immedesimazione.

La storia del fratello da ritrovare è debole e non decolla mai. Le risposte alle domande di Irisz (e di noi spettatori) tardano ad arrivare, e quando arrivano l’attenzione è già rivolta altrove. Più facile pensare che il continuo girovagare di Irisz tra le strade di Budapest alla ricerca del fratello serva soltanto a mostrare il clima dell’epoca.

Il periodo storico d’ambientazione è quello della Belle Epoque, con la musica in strada e i balli regali, in una Budapest che sembra Parigi. Ma oltre ad essere una città mondana, Budapest è anche violenta, e vi si consumano gli attentati contro i reali viennesi in visita; tensioni che preludono alla scintilla che farà scoppiare la Prima Guerra Mondiale. L’alta società rappresentata nel film è misogina, e sotto i cappelli creati dalla casa di moda dei Leiter si nascondono verità inquietanti. Il titolo “Tramonto” indica allora non soltanto la rovina del negozio di famiglia, ma soprattutto la fine di un’era, dell’innocenza, che ha inizio con il primo conflitto mondiale.

Nemes non tradisce il suo stile, ricorrendo a voci fuoricampo, inquadrature di spalle e primi piani stretti. Il regista ungherese ha inoltre scelto di girare in pellicola, e questo conferisce al film una patina maggiore. Nemes si è però dilungato molto, in un film che ricorda fin troppo la sua opera precedente, Il figlio di Saul.

Sunset è in conclusione una delle mezze delusioni di questo festival.

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