Venezia 76: J’Accuse – La recensione

J’Accuse (L’ufficiale e la spia) di Roman Polanski rievoca l’affare Dreyfus che tra il 1894 e il 1906 vide protagonista il soldato ebreo francese Alfred Dreyfus, ingiustamente accusato di essere una spia e processato per alto tradimento. Dreyfus sostenne fermamente la sua innocenza combattendo contro un’intera nazione. Il suo caso ebbe una notevole risonanza mediatica grazie alla lettera aperta scritta da Emile Zola sul giornale L’Aurore, che divise l’opinione pubblica del tempo.

Il 5 gennaio 1895 il capitano Alfred Dreyfus (Louis Garrel), giovane e promettente ufficiale dell’esercito francese accusato di essere un informatore dei tedeschi, viene degradato e condannato alla deportazione a vita nell’Isola del Diavolo nell’Oceano Atlantico, al largo delle coste della Guyana francese. Tra i testimoni della sua umiliazione c’è Georges Picquart (Jean Dujardin), promosso a capo dell’unità di controspionaggio che lo ha accusato. Quando però Picquart scopre che le informazioni riservate continuano a essere passate ai tedeschi, comincia a dubitare della colpevolezza di Dreyfus, e i vertici dell’esercito tenteranno di bloccare le sue indagini a tutti i costi.

j'accuse

L’argomento del film poteva lasciar credere che Roman Polanski avesse proiettato la propria vicenda giudiziaria su quella dell’ebreo accusato ingiustamente, ma fortunatamente non è andata così.

Infatti, il regista (qui anche sceneggiatore insieme all’autore del romanzo da cui il film è tratto) ricostruisce la prima parte del caso Dreyfus attraverso i pensieri di Picquart – il quale inconsapevolmente ha giocato un ruolo nella vicenda – mentre quest’ultimo sta raccogliendo nuove prove per dimostrare l’innocenza del soldato. La scelta di assumere il punto di vista di Picquart, piuttosto che di Dreyfus, si rivela ottimale, poiché evita al film di risultare autoreferenziale.

Nonostante la storia sia arcinota anche per chi non ha studiato letteratura francese, J’Accuse (L’ufficiale e la spia) è una spy story, un legal thriller storico tesissimo, che tiene incollati allo schermo. Polanski cattura lo spettatore con una narrazione classica ma sempre scorrevole e avvincente, in cui Picquart si ritroverà a vivere gli stessi incubi di Dreyfus.

Gli ispirati Jean Dujardin e Louis Garrel sono accompagnati da un cast altrettanto in parte, in una messa in scena rigorosa ma non distaccata.

Dal 21 novembre al cinema.

2016 - 2019, Festival, Recensioni, Venezia 76 , ,

Informazioni su Giulia Ricci

Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze con la tesi “La La Land e Les Parapluies de Cherbourg: sogno e realtà nel musical tra moderno e postmoderno”, sono un’aspirante critica cinematografica. Il cinema e la scrittura sono le mie passioni più grandi fin da quando ero bambina, e provo a esprimerle scrivendo sul mio blog Cinema, mon amour! e su L’Occhio del Cineasta. Non chiedetemi quali sono i miei film preferiti, perché non saprei scegliere.

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