Venezia 76: Joker – La recensione

Il regista Todd Phillips e lo sceneggiatore Scott Silver raccontano le origini del nemico di Batman in Joker, un cinecomic che incontra il noir metropolitano in grado di soddisfare un’ampia fetta di pubblico.

Il film è ambientato a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, nello stesso periodo in cui un vero serial killer travestito da clown commise 33 omicidi. La realtà cruda della New York di quegli anni viene trasferita sulla cupa e fatiscente Gotham City, una città veritiera a tutti gli effetti. Phillips fa riferimento anche al cinema di quel periodo: immancabili i rimandi scorsesiani, soprattutto a Taxi Driver e Re per una notte. Il secondo film in particolare viene in mente soprattutto grazie alla presenza di Robert De Niro nel ruolo di Murray Franklin, il presentatore di un programma televisivo comico in cui Arthur cercherà di esibirsi.

Clown di giorno, la notte Arthur Fleck aspira a essere uno stand-up comedian: un desiderio che la sua mente malata vede realizzabile ma che in realtà lo porterà solo ad essere uno zimbello. Il Joker che viene rappresentato da Phillips e Silver è il prodotto della società, la quale è sempre più violenta e apatica nei confronti del “diverso”. Mentalmente fragile, bullizzato, emarginato, Arthur sprofonda progressivamente nella follia più votata al crimine, compiendo la sua metamorfosi in Joker.

Nonostante queste ottime premesse, quando il film vira sul violento, talvolta diventa un po’ gratuito, attraverso un umorismo nero che smorza le ragioni dell’involuzione del suo protagonista. Certo, lo vediamo più volte in difficoltà e scopriamo i suoi orrendi trascorsi, ma quando si trasforma nella parte peggiore di se stesso non facciamo più il tifo per lui, o almeno non fino in fondo. Grazie anche all’interpretazione di Joaquin Phoenix, il personaggio ha un che di spaventoso e repulsivo che intimidisce e non spinge a parteggiare totalmente per lui.

Dopo averci fatto entrare nel mondo di Arthur assumendo il suo punto di vista, sembra che Phillips e Silver abbiano voluto prendere le distanze dal loro antieroe, mostrandolo a quel punto dal di fuori. Questo può aver funzionato da un lato, ma anche essere visto come una carenza. Forse una totale immedesimazione nel personaggio, sia nell’indifeso Arthur che nel folle omicida Joker, sarebbe stata più consona alle atmosfere del film.

Ciononostante, Joker resta comunque un’operazione che ha il pregio di elevare il genere cinecomic, attraverso uno studio sulla personalità del personaggio con intenzioni più che positive e una messa in scena ricercata.

Dal 3 ottobre nelle sale italiane.

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