Venezia 76: Martin Eden – La recensione

«Martin Eden è un libro di grande attualità politica, che rivela la capacità di Jack London di vedere come in uno specchio le fosche tinte del futuro, le perversioni e i tormenti del ventesimo secolo»: così il regista Pietro Marcello e lo sceneggiatore Maurizio Braucci parlano del romanzo di Jack London da cui hanno liberamente tratto l’omonimo film in concorso a Venezia 76.

Dopo aver salvato da un pestaggio Arturo, giovane rampollo della borghesia industriale, il marinaio Martin Eden (Luca Marinelli) viene ricevuto nella casa della famiglia del ragazzo. Qui conosce Elena (Jessica Cressy), la sorella di Arturo, di cui si innamora al primo sguardo. La giovane donna, colta e raffinata, diventa non solo un’ossessione amorosa ma il simbolo dello status sociale cui Martin aspira a elevarsi. A costo di enormi fatiche e affrontando gli ostacoli della propria umile origine, Martin insegue il sogno di diventare scrittore e – influenzato dal vecchio intellettuale Russ Brissenden (Carlo Cecchi) – si avvicina ai circoli socialisti, entrando per questo in conflitto con Elena e il suo mondo borghese.

martin eden

Il Martin Eden di Pietro Marcello si svolge a Napoli, anziché a San Francisco, e dunque attinge dalla cultura, dalla storia e dalla letteratura italiana. «Se penso al mio Martin Eden, penso a un personaggio campagnolo, vicino a Carlo Levi e alla nostra storia contadina, non certo a Melville o a Cuore di Tenebra», ha precisato il regista. Il film attraversa il Novecento secondo una rappresentazione libera da coordinate temporali, dove gli anni di ambientazione si confondono all’interno di una stessa inquadratura. Non è difficile imbattersi in sequenze che, per esempio, uniscono la televisione degli anni ’50 agli abiti dei primi anni del secolo, in una modalità che risulta inizialmente incongruente ma a cui poi si fa l’abitudine.

Nonostante il film sia altamente simbolico per il motivo riportato sopra, riesce a mantenere l’autenticità perfino nelle sequenze più evocative, evitando di risultare artefatto.

In questo ha sicuramente contribuito l’approccio documentaristico di Marcello, il quale ha inserito anche immagini di repertorio all’interno del suo primo film di finzione.

Il personaggio mantiene delle zone d’ombra che lo rendono ancora più affascinante, amplificate dall’ellissi temporale che separa il Martin Eden autodidatta in cerca del successo da quello realizzato ma anche deluso per aver creduto nella cultura come strumento di emancipazione. Luca Marinelli si adatta perfettamente alla trasformazione del suo personaggio, dando prima un’interpretazione naturalistica e poi più teatrale.

Martin Eden non è un film perfetto ma, nella sua libertà creativa, è sicuramente uno dei titoli più interessanti e stimolanti all’interno del concorso ufficiale della Mostra. Perché, come dice lo stesso Marcello, «credo che i film debbano essere imperfetti, quello che conta è che ci sia un’anima».

Dal 4 settembre al cinema.

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