Istantanee di cinema

Judy

Pur focalizzandosi solo su due momenti precisi della carriera di Judy Garland (gli inizi con Il Mago di Oz nel 1939 e la fine con il tour di concerti a Londra nel 1968), Judy di Rupert Goold è un ritratto esauriente dell’indimenticabile interprete di Somewhere Over the Rainbow. Tra un numero di spettacolo e una scena più introspettiva, vediamo la Judy Garland pubblica e privata, gli alti e i bassi della sua carriera, la Hollywood dei lustrini e quella di Viale del Tramonto, le anfetamine per reggere i ritmi lavorativi degli studios e i sonniferi per combattere l’insonnia. Tutto il film è caratterizzato da una forte impostazione teatrale, dalla scenografia alla recitazione manieristica di Renée Zellweger. Sebbene non aggiunga molto al genere biografico, Judy diventa interessante soprattutto quando mostra il rapporto della protagonista con il suo pubblico. Come nella scena più intima del film, in cui due fan di lunga data rompono la “quarta parete” e invitano la Garland a cena da loro dopo un concerto.

Star Wars: Ep. IX – L’ascesa di Skywalker

J.J. Abrams conclude la saga degli Skywalker chiamando i personaggi di lunga data a cedere il testimone a quelli più recenti. Al centro di questo ultimo episodio c’è il rapporto tra Rey e Kylo Ren, che prosegue nella direzione tracciata da Rian Johnson nel film precedente. Nonostante una buona dose di prevedibilità, il rapporto tra i due personaggi – con, ancora una volta, il tema della discendenza a fare da comun denominatore – è quello che ha lo sviluppo più soddisfacente e definitivo. Al contrario, altri personaggi introdotti nella nuova trilogia vengono relegati ai margini della storia, o non concludono la loro linea narrativa. Non è possibile rendere in poche righe quello che la saga rappresenta e ha rappresentato per generazioni di spettatori, né tantomeno trarre una conclusione affrettata su questo ultimo capitolo. Il quale intrattiene ed emoziona malgrado le forzature e i buchi nella sceneggiatura, dettati dal peso delle aspettative (sì, perfino la Disney può essere condizionata dalla paura di sbagliare il capitolo finale di un progetto durato 42 anni), dal “rimediare” agli “errori” dell’episodio precedente e dalla volontà di lasciare aperte più linee possibili da cui poter ripartire in futuro. Il modo scelto per congedarsi dagli Skywalker era l’unico possibile? Probabilmente no. Se fosse stato un finale diverso, ci sarebbe piaciuto di più? Forse, ma non lo sapremo mai con certezza e, in ogni caso, qualcuno ne sarebbe rimasto comunque deluso. Solo con il tempo ci schiariremo le idee su questo film e, come già è accaduto per altri episodi della saga, metteremo da parte i disappunti e gli vorremo bene così com’è.

The Farewell

La trentenne Billi (nata in Cina ma cresciuta in America) si riunisce con tutti i parenti nel paese natale per dire addio alla sua amata nonna, alla quale è stato diagnosticato un male incurabile che la famiglia ha deciso di tenerle nascosto. A Changchun, Billi si prepara al distacco da sua nonna e troverà, dentro se stessa, un punto d’incontro tra la cultura d’origine orientale e quella d’adozione occidentale.
The Farewell è un coming of age intimo e delicato, che scalda il cuore. Perfetta la distribuzione italiana sotto Natale; quando tutti noi, come la protagonista, riscopriamo le nostre tradizioni culturali e familiari riuniti a tavola con i parenti.

Downton Abbey

Downton Abbey è come un nuovo episodio della serie tv da cui è tratto, soltanto più lungo del solito. Ritroviamo la famiglia Crawley e la sua servitù dove le avevamo salutate, e le storyline lasciate aperte trovano una possibile conclusione. La visione del film è consigliata a chi ha seguito la serie e conosce il trascorso dei personaggi, che altrimenti risulterebbero privi di caratterizzazione.
Tra emozioni consolidate e nuovi colpi di scena, è stato bello rivedere gli abitanti di Downton Abbey. Anche se sono uscita dalla sala con la consapevolezza che, sebbene non sia esclusa la possibilità di un ulteriore sequel, il futuro non sarà completamente roseo per Downton.

Burning

In Burning i genitori sono assenti e i figli, lasciati a se stessi, compiono gesti dettati dalla noia oppure cercano di trovare risposte a domande troppo grandi. Lee Chang-dong lascia aperto ogni dubbio, mantenendo fino alla fine un senso di disagio e di smarrimento, accentuato dal ritmo disteso della pellicola. Burning trova i suoi pregi principali nella scrittura dei personaggi e nella fotografia della società sudcoreana contemporanea.

Cold War

Cold War è l’epopea in musica di una nazione tormentata prima dall’occupazione nazista e poi dal regime comunista. E tormentati sono anche i suoi protagonisti, divisi tra l’anelito alla libertà e un profondo attaccamento alla loro terra e alle sue tradizioni. A mediare questi due sentimenti opposti, c’è il loro grandissimo amore.
Se da un lato la sceneggiatura ellittica non permette una piena immedesimazione nei personaggi e nel loro amore travolgente, dall’altro conferisce al film una buona dose di autenticità e rigore, evitando ogni forma di retorica.
Bellissimo il b/n che esalta i paesaggi polacchi innevati e i fumosi café parigini.

Peterloo

Peterloo di Mike Leigh è una lezione di storia più che un’esperienza cinematografica; la ricostruzione dei fatti è accurata, ma i numerosi dialoghi e comizi presenti nel film sono eccessivamente prolissi. Un dramma storico che piacerà agli appassionati del genere ma che potrebbe risultare ostico a tutti gli altri spettatori.
Presentato a Venezia 75.

Un affare di famiglia

Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2018, Un affare di famiglia racconta la storia di una famiglia disfunzionale unita dal crimine.
Hirokazu Kore’eda gira con delicatezza e poesia una storia in sé profondamente drammatica, smontando il concetto di famiglia tradizionale.
Non sempre si riesce a empatizzare con tutti i personaggi, ma il messaggio di amarsi nonostante l’assenza di legami di sangue arriva e suscita molta tenerezza.

La Ballata di Buster Scruggs

La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen è un film antologico sul mito della frontiera americana.
Se i primi due episodi sono dei capolavori di comicità, gli altri sono fin troppo diversificati fra loro e poco incisivi. Lo stile dei due registi è però sempre inconfondibile.
Premiato alla 75^ Mostra del Cinema di Venezia.