LFFEC | Masterclass con Anton Corbijn

Dopo l’incontro con Martin Freeman, al Lucca Film Festival si è svolta una masterclass sul rapporto tra immagini e musica tenuta dal fotografo e regista olandese Anton Corbijn.

Prima di diventare regista di lungometraggi (Control, The American, La Spia – A Most Wanted Man, Life), Corbijn ha iniziato come fotografo di personaggi del mondo dello spettacolo, in particolare di musicisti e attori; celebri tra gli altri i suoi ritratti di Tom Waits, REM, Nick Cave, Rolling Stones.

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Dave Gahan dei Depeche Mode e Anton Corbijn

Ha poi diretto più di sessanta videoclip musicali, collaborando con artisti del calibro di U2, Red Hot Chili Peppers, Nick Cave and The Bad Seeds, Nirvana, Joy Division, Depeche Mode (per quest’ultimi ha anche filmato il Devotional Tour del 1993, pura goduria per l’udito e per la vista).

Per quanto riguarda i suoi film, il regista olandese ha unito spesso il tema della musica e della fotografia con il cinema (la biografia del musicista Ian Curtis, frontman dei Joy Division, in Controlla vera storia dell’amicizia tra il fotografo Dennis Stock e l’attore James Dean in Life). Anton Corbijn è dunque la personalità adeguata per analizzare la stretta relazione tra fotografia, cinema e musica.

Corbijn ha iniziato la masterclass confrontando il film Control con le sue fotografie.

Control non è stato girato, come si potrebbe pensare, direttamente in bianco e nero, bensì a colori ed è stato desaturato successivamente, in modo che l’immagine risultasse più intensa. Inoltre, nelle sue fotografie Corbijn non usa mai la luce artificiale per illuminare il soggetto, invece per Control ha preferito utilizzarla; voleva infatti che l’attenzione dello spettatore fosse rivolta sul contenuto del film, piuttosto che sull’estetica sgranata della pellicola. In aggiunta, escludendo due movimenti lenti di camera, la cinepresa è sempre fissa, rimandando alla staticità della fotografia anni Ottanta.

L’ospite ha poi ripercorso la sua carriera da regista di videoclip mostrando alcuni tra quelli più significativi ai presenti.

Corbijn iniziò a fare video nei primi anni Ottanta, su richiesta delle band per cui aveva già realizzato dei ritratti o le copertine degli album, ma ciò che lo spinse veramente fu la rabbia per i troppi videoclip che non rendevano giustizia alle canzoni. Secondo la sua sensibilità di fotografo, le immagini devono essere a servizio della musica, rappresentare le emozioni che gli artisti vogliono trasmettere con le loro creazioni.

Nell’epoca in cui imperava MTV USA con i suoi videoclip super colorati, Anton Corbijn andò controcorrente, recuperando l’espressionismo tedesco degli anni Venti. La scelta quasi progressista di utilizzare il bianco e nero rese i suoi video riconoscibili e diversi da tutti gli altri. Esemplare il video musicale di Dr Mabuse dei Propaganda, caratterizzato da atmosfere simili a Il gabinetto del dottor Caligari.

“Tutti gli altri erano video superficiali, pieni di colori e scintillii. Io sono sempre stato diverso. Adesso a riguardarli me ne vergogno, sembrano quasi video girati in casa, ma negli anni Ottanta feci davvero scalpore, la mia ricerca estetica è sempre stata considerata molto coraggiosa. Ai tempi non avevo nemmeno tanto budget a disposizione e spesso alcuni pezzi del filmato non riuscivano bene, ma ho continuato per la mia strada.”

Il video della canzone dei Nirvana Heart-Shaped Box del 1993 venne invece filmato a colori, poi desaturato e ridipinto a mano fotogramma per fotogramma. Molte delle idee furono proposte dallo stesso Kurt Cobain, ricordato da Corbijn come una delle persone più dolci che avesse mai conosciuto. Con una punta di rammarico, Corbijn ha raccontato di aver rifiutato di realizzare il video del singolo successivo perché temeva di non riuscire a bissare il successo di Heart-Shaped Box. Non immaginava però che proprio quello da lui girato sarebbe stato l’ultimo video dei Nirvana e del compianto Cobain.

In tutti i video di Corbijn si racconta una storia, c’è un inizio e una fine. Non è stato quindi difficile passare ai lungometraggi, i quali – ad eccezione di Life – sono tutti tratti da libri.

Nel corso della sua carriera “multimediale”, Corbijn è passato da un’espressione artistica all’altra, ma ha sempre portato avanti tutte le sue passioni, senza mai abbandonarne una.

“Le discipline artistiche mi intrigano tutte. Tutto quello che è comunicazione visiva mi affascina.”

L’ospite del Lucca Film Festival ha concluso la sua lezione rivelando che lo attendono molti progetti in tutti i campi in cui opera. Per il cinema in particolare, spera di iniziare il prossimo anno le riprese del suo nuovo film sul tema della questione razziale nella Florida della fine degli anni Quaranta.

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