Green Book – La recensione

Era uno dei film più attesi del 2019 e finalmente è arrivato anche nei cinema italiani.

Green Book racconta la vera storia del viaggio intrapreso nel 1962 dal musicista nero Don Shirley (Mahershala Ali) e il suo autista bianco Tony Vallelonga (Viggo Mortensen) verso il sud degli Stati Uniti. Tra sale da concerto e motel per “coloured”, i protagonisti impareranno a conoscersi e a volersi bene, a dispetto dei loro preconcetti.

Green Book è un feel-good movie leggero e profondo allo stesso tempo, dove i toni comici prevalgono sul tema delle barriere sociali e razziali.

Un road movie che ricorda A spasso con Daisy, ma a parti invertite.

Il film di Peter Farrelly si propone di riflettere – non prendendosi troppo sul serio – sulla relazione tra ciò che gli altri pensano di noi, ciò che fingiamo di essere e ciò che siamo veramente.

Sia Don che Tony sono due emarginati, ciascuno a modo suo. Il primo, nonostante il successo come pianista, è troppo nero per essere trattato come un bianco e troppo bianco per essere accettato dalla sua stessa gente. Questo doppio divario emerge ogni volta che Don scende dal palco e viene invitato a usare il bagno all’esterno o a cenare nel ristorante accanto, oppure quando riceve occhiate e commenti sugli abiti firmati e la bella macchina. Don soffre per questa sua condizione, e vive in solitudine. Diversamente, Tony è un personaggio più risolto e in pace con se stesso, sostenuto dalla comunità italoamericana cui appartiene, e sembra accontentarsi della sua vita nel Bronx.

In Green Book si attraversano gli stereotipi etnici e razziali senza negarli: una contraddizione o a una scelta voluta?

Forse proprio perché vittime di pregiudizi, i due protagonisti non mancano di avere a loro volta dei preconcetti e finiscono anche per diventare quello che gli altri dicono di loro. La sensazione è che gli sceneggiatori abbiano voluto creare dei personaggi caricaturali che, man mano che si conoscono l’un l’altro e aprono la mente, si liberano – in parte – delle loro stesse etichette, senza però rinnegare se stessi. Anche se questo può sembrare una contraddizione, in realtà non c’è stata nessuna intenzione da parte degli autori di fare la morale o di essere buonisti. Non a caso, il registro prevalente di Green Book non è quello tragico, bensì quello comico.

Con molta eleganza, Mahershala Ali riesce a rappresentare fisicamente il conflitto interiore del suo personaggio, ora irrigidendosi, ora alzando la testa, mentre Viggo Mortensen può permettersi di essere più esuberante nei panni di Tony, dimostrando anche di avere una buona pronuncia italiana.

Con dialoghi da antologia e due personaggi a cui è impossibile non affezionarsi, Green Book è un film che quando finisce quasi ti dispiace, nonostante sia decisamente di stampo classico.
Una pellicola di buoni sentimenti che sarebbe stata perfetta da vedere durante le vacanze natalizie.

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