Venezia 74 | First Reformed – La recensione

Un film che ha già diviso la critica alla prima proiezione e che già sta facendo parlare molto di sé è sicuramente First Reformed di Paul Schrader, un thriller psicologico con Ethan Hawke e Amanda Seyfried. Il nuovo film del regista statunitense è un thriller innovativo in quanto unisce la critica ambientalista contro l’inquinamento, provocato da potenti industrie, alla religione.

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Infatti, il protagonista Toller (un ottimo Ethan Hawke) è il prete di una piccola chiesa di provincia che ha perso un figlio in Iraq, episodio scatenante del suo alcolismo.
La sua vita prenderà una svolta in seguito al ritrovamento del corpo di un ambientalista convinto e marito di Mary (Amanda Seyfried), assidua frequentatrice della chiesa. Da quel momento, Toller scoprirà dettagli inquietanti che lo metteranno a dura prova.

La sceneggiatura è ricchissima ed è sostenuta da una regia interessantissima che meriterebbe più di una visione. Il film è contraddistinto da inquadrature statiche: i movimenti di macchina sono quasi nulli, e i personaggi entrano ed escono dalla scena senza che questa venga mai spostata. La prima scena comincia con un lento zoom progressivo verso la porta della chiesa ma da quel momento in poi avremo una quasi totale immobilità.

First Reformerd è circondato da un’atmosfera di inquietudine e mistero, evidenziata sia dalla fotografia che dalla colonna sonora. Le musiche sono praticamente assenti, rimbomba la voce cupissima del sacerdote e solo in alcuni momenti assistiamo ad un crescendo di musica funebre, un inquieto rumore di sottofondo che ci accompagna nelle visione. In certi istanti il film sfocia quasi nell’horror e ci regala alcune sequenze sensazionali.

Anche la fotografia si sposa con l’inquietudine dell’ambiente; è caratterizzata perlopiù da un colore grigio, gli ambienti interni sono molto bui, mentre quelli esterni sono contraddistinti da paesaggi innevati e da colori freddi. Bellissimo inoltre il contrasto con il sangue molto acceso che compare più volte, e gli spazi vuoti e onirici al cui interno spesso i protagonisti rimangono solo sullo sfondo.

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A livello interpretativo, il film è retto da Ethan Hawke: il suo Toller è un prete tormentato ma che non sfocia nella autocommiserazione. Non convince invece Amanda Seyfried nelle sue parti drammatiche che non fornisce una buona caratterizzazione del suo personaggio. 

Nel complesso è un film promosso, ricco di dialoghi e qualche colpo di scena, ma non mancano anche i momenti inspiegabili, puri esercizi di stile del regista. 

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