I film che sono tornati in sala per gli Oscar e le nuove uscite scampate al rinvio per l’emergenza Coronavirus: ecco il riepilogo di ciò che abbiamo visto a febbraio 2020.

Parasite di Bong Joon-ho

Il film di Bong Joon-ho è tornato al cinema giusto in tempo per festeggiare la vittoria dell’Oscar al Miglior Film. Motivo in più per rivederlo, questa volta doppiato, e riscoprirne le invenzioni e le intuizioni narrative. Come ha scritto Filippo Mazzarella, Parasite “è uno di quegli ormai rari film-mondo in grado di creare un sistema universale a sé (di segni, luoghi, significati) e di catturare il plauso di qualunque pubblico a qualsiasi latitudine con la sola e unica forza dei suoi temi e della limpidezza (narrativa e metaforica) della sua forma”. QUI la recensione completa.

Memorie di un assassino di Bong Joon-ho

Ancora un film diretto da Bong Joon-ho, ma distribuito nei cinema italiani con diciassette anni di ritardo. Il regista coreano dimostra uno stile maturo e impeccabile già alla seconda opera, con movimenti di macchina notevoli e scelte cromatiche e sonore d’impatto. In questo giallo investigativo tratto da una storia vera ci sono il ritratto della società coreana e il mix tra il comico e la tragedia, ripresi poi anche in Parasite (pesca e pioggia annesse). Consigliato agli amanti di Michael Mann (Heat), Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti) e David Fincher (Se7en, Zodiac).

Joker di Todd Phillips

Come Parasite, anche il film di Todd Phillips è tornato in sala nei giorni degli Oscar. Anche in questo caso, si è trattato di una seconda visione – dopo la prima alla 76^ Mostra del Cinema di Venezia – nella quale uno sguardo più attento e aperto ha consentito di percepire maggiormente l’intenzione del regista di operare una critica alla dittatura del sorriso, all’industria della felicità. Ciononostante, l’impressione che Phillips abbia in parte vanificato il suo intento di partenza attraverso un uso non sufficientemente giustificato – e quindi forzato e insensato – della violenza, è rimasta. Così come rimane l’idea che il film sia fortemente debitore dei modelli a cui si rifà. QUI la recensione completa.

Sonic – Il film di Jeff Fowler

Lo sceriffo di una piccola città nel Montana (James Marsden) aiuta il riccio supersonico dell’omonimo videogioco a fuggire da uno scienziato pazzo, il Dr. Robotnik (Jim Carrey). Il live action di Sonic è un buddy movie classico, con tanti elementi della cultura popolare americana che sfociano anche nel product placement più evidente. Per la diffusione dei suoi riferimenti, Sonic – Il film è facilmente accessibile anche a chi non ha mai giocato al famoso videogioco. Un film formato famiglia, all’insegna dello svago e dei buoni sentimenti.

Gli anni più belli di Gabriele Muccino

Gabriele Muccino parte da Romanzo criminale (di cui riunisce Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino e Claudio Santamaria) e torna a C’eravamo tanto amati e La dolce vita. Gli anni più belli è un affresco generazionale incentrato più sulle storie particolari dei quattro amici protagonisti che sulla grande Storia, la quale viene infatti filtrata soprattutto attraverso la televisione (ad esclusione della parte ambientata negli anni ’80). Il film alterna momenti eccessivamente languidi, concentrati soprattutto nella parte dell’adolescenza e accentuati dalla colonna sonora di Nicola Piovani, ad altri di genuina commozione, dati dalla disillusione acquisita dai personaggi con l’avanzare dell’età. Tralasciando una certa misoginia nella scrittura dei personaggi femminili, il montaggio è la fonte delle trovate migliori del film – anche se molto ellittico. Plauso al casting, che ha selezionato un cast giovane decisamente somigliante a quello adulto.

L’hotel degli amori smarriti di Christophe Honoré

Dopo 20 anni di matrimonio, Maria (Chiara Mastroianni) decide di lasciare il marito, Richard, e trasferirsi nell’hotel di fronte a casa. Nella camera 212 – come l’articolo del codice civile francese che regola il vincolo matrimoniale – Maria osserva il marito dalla finestra, riflette sul proprio matrimonio, si chiede se ha fatto la scelta giusta, mentre alcune persone del suo passato, tra cui lo stesso Richard a vent’anni, si presentano magicamente nella stanza d’albergo. Un film surreale e di interni quello di Christophe Honoré, con una forte impostazione teatrale nelle scenografie e nei dialoghi dei personaggi. Ma è anche un film sul cinema e sullo sguardo, dove la finestra (che per Hitchcock era “sul cortile” e per Ozpetek “di fronte”) diventa per Maria uno schermo sulla sua vita di coppia. Lo abbiamo visto a France Odeon, dove Chiara Mastroianni era il volto della locandina ufficiale del festival (QUI tutti gli articoli relativi).