Venezia 75: The Sisters Brothers – La recensione

In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e vincitore del Leone d’Argento alla regia, il western dai toni comici The Sisters Brothers è stato accolto molto positivamente anche dalla stampa.

The Sisters Brothers racconta la storia dei fratelli assassini Charlie ed Eli Sisters, rispettivamente interpretati da Joaquin Phoenix e John C. Reilly. Questi vengono incaricati di uccidere un uomo, Morris (Riz Ahmed), su cui sta già indagando Hermann Kermit Warm (Jack Gyllenhaal). Dall’Oregon alla California, ha inizio allora una caccia implacabile che pian piano si trasformerà in processo iniziatico che metterà alla prova i due fratelli e la loro stessa umanità.

The Sisters Brothers è western “umano”, con al centro il rapporto tra due fratelli, la loro capacità di unirsi e di cambiare in meglio.

Charlie, il minore dei fratelli Sisters, sembra nato per portare a termine i compiti a lui assegnati. Eli, invece, sogna un’esistenza normale. Malgrado la loro brutalità – che viene mostrata sempre con intenti comici – i due conservano una certa dose di umanità. Eli è dei due il più sfortunato e naif, mentre Charlie si comporta come un bambino, nascondendosi per piangere, e con la sbronza perenne. Ai due vengono contrapposti i personaggi di Warm e Morris, due idealisti che rappresentano il mondo moderno e sono portatori di un’utopia: fondare una comunità dove regni la pace e l’uguaglianza.

Il regista francese ha definito The Sisters Brothers un “western pre-Freud”. Al centro della pellicola vi è infatti lo scambio tra esseri umani. Uno scambio che non è soltanto fatto di parole, ma anche di emozioni, di esperienze, che modifica profondamente la tua persona, il tuo modo di pensare. Nel corso del loro viaggio a cavallo, i fratelli Sisters parlano molto e finiscono per dirsi cose che non si erano mai confidati, esorcizzando i loro demoni interiori. E nel momento in cui incontrano i due “fuggitivi”, non saranno più gli stessi. Le idee del sansimoniano Morris finiranno per sedurre i due fratelli, in particolare Eli, portando a un punto di svolta inatteso, a un orizzonte morale diverso verso cui dirigersi.

Joaquin Phoenix è il solito fuoriclasse; compie una metamorfosi in ogni film che fa, mettendosi al servizio del suo personaggio, ma John C. Reilly riesce qui a tenergli testa, finalmente ricoprendo il ruolo del protagonista.

Il film di Jacques Audiard mette d’accordo tutti, mescolando i generi del western, della commedia nera e del dramma. È una delle pellicole più apprezzabili tra quelle presentate in concorso a Venezia, ma ciò non deve essere visto come un difetto. Infatti, tutto nel film è perfettamente bilanciato: la risata non forzata, i colpi di scena, le scene profonde, fino al finale riconciliante. La leggerezza che accompagna The Sisters Brothers è fondamentale, perché è essa stessa ad innescare i momenti più toccanti e malinconici.

Vista l’ovazione ricevuta alla proiezione stampa del film, viene da chiedersi se anche i critici si siano stancati dei “polpettoni” solitamente presentati ai festival, iniziando a preferire film più accessibili (ma non per questo meno meritevoli, anzi) come The Sisters Brothers.

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5 commenti su “Venezia 75: The Sisters Brothers – La recensione

  1. Uno dei film al festival che mi ispirano di più: quest’anno ce ne sono moltissimi da segnare in agenda!! A parte la curiosità che mi hai destato, mi ha fatto ridere un sacco questa frase: “Al momento, è una delle pellicole in concorso più apprezzabili da tutti, ma questo non deve essere visto come un difetto.”, che nomea che si è fatta Venezia!! XD XD

    Kalos

  2. Pingback: Venezia 75 | Top e flop della Mostra del Cinema – Cinema, mon amour!

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